Approfondimenti

Intervista con Giulia Ferraro

L’ANALISI DEL FENOMENO E GLI INTERVENTI DEL GRUPPO DI LAVORO

C’è chi il fenomeno delle discriminazioni di genere lo sta affrontando in maniera diretta, prendendolo di petto, e schierandosi in maniera netta. È una donna, una giovane donna, che evidentemente sull’argomento non intende leggere sfumature e che, nonostante la giovane età, ha deciso di metterci la faccia. Giulia Ferraro non ha ancora 18 anni ma in fatto di discriminazioni ha già capito che il percorso che la società moderna sta compiendo verso la parità è lungo e non proprio facile. Come giovane rappresentante del mondo associativo della provincia di Frosinone e del Progetto ARTEMIS, Giulia è stata ricevuta nei giorni scorsi in Senato per partecipare ad un’iniziativa dall’alto profilo istituzionale e che le abbiamo chiesto di raccontarci in una breve intervista.

All’interno del gruppo operativo che il Consorzio Intesa ha messo a disposizione del Progetto ARTEMIS sono diverse le professionalità che interagiscono e lavorano a stretto contatto per rispondere alle richieste delle donne che si trovano in difficoltà o che sentono di vivere in una condizione di disagio. 

A loro abbiamo chiesto un’analisi dei servizi di accoglienza e di orientamento.

 

Quanti anni ha, Giulia?

“Ho 17 anni e frequento il Liceo Scientifico Cambridge presso l’istituto Martino Filetico di Ferentino. Faccio parte dell’associazione giovanile Generation Act che si occupa di tematiche ambientali e di attualità. Nelle score settimane ho avuto l’opportunità di prendere parte ad una conferenza stampa in Senato nella Sala Caduti di Nassirya sul tema della violenza di genere.
Con Generation Act stiamo partecipando ad eventi come questo, confrontandoci con parlamentari e persone esperte nei vari settori per impegnarci concretamente nella politica che serve. Sto vivendo delle bellissime esperienze con Leonardo Palese, grande amico e parte anche lui dell’associazione, e Simone De Luca”.

Come è stata l’accoglienza in Senato?

“Le senatrici, Valeria Valente e Cinzia Leone, presidente e vicepresidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, insieme alla Direttrice dell’Istat, Laura Sabbadini, hanno parlato del fenomeno in modo completo ed esaustivo, rispondendo a tutte le nostre domande e ascoltando le nostre riflessioni, dimostrando grande disponibilità nei nostri confronti”. È stato un bel modo per approfondire il tema della parità di genere?
“Sì, è tramite eventi come questi che si fa prevenzione, diffondendo cultura al fine di arginare il fenomeno. La violenza di genere non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale, sociale e culturale, il riflesso di una società costruita sul modello patriarcale che pensiamo di aver lasciato alle spalle ma che vive ancora forte. Molti uomini ritengono di dover ricoprire un ruolo sociale al di sopra delle donne e si sentono liberi di disporre dei corpi femminili come se fossero degli oggetti di loro proprietà. La maggior parte dei femminicidi avviene proprio all’interno delle relazioni. Quando la donna decide di interromperla, l’uomo lo prende come un affronto, o come una minaccia alla propria capacità di rispondere alle aspettative sociali radicate ancora in molte persone.
È fondamentale tenere alta l’informazione,intensificare la campagna di sensibilizzazione per e organizzare sempre più iniziative come questa.”

Pensa che il nostro Paese sia maturo e viva un cambio di passo su queste tematiche?

“L’Italia dispone di un’ampia normativa che può consentire a tutti noi di combattere la violenza di genere. L’obiettivo non è promulgare ulteriori leggi ma abbattere stereotipi e pregiudizi, non rivolgere l’attenzione sul comportamento delle donne ma lavorare sulle convinzioni degli uomini, imparare a leggere chiaramente la violenza per quella che è nelle aule di giustizia come nella società, senza giustificare sulla base di stereotipi e pregiudizi. Pensiamo agli articoli giornalistici “l’amava alla follia, lei lo tradisce e lui la uccide ”, in cui si sta implicitamente giustificando lui, trovando nella cattiva condotta di lei quasi un legittimo movente. Niente può giustificare un atto di violenza perché nessuno appartiene all’altro. Se le cose non vanno bene si chiude una relazione al massimo, ma non si arriva alla violenza.
Quindi se dovessi dare una risposta direi che no, noi donne non abbiamo raggiunto la parità con gli uomini, e che la violenza, nonostante la normativa, è ancora molto diffusa. Abbiamo bisogno del protagonismo degli uomini e non solo delle donne per rendere questo fenomeno una battaglia sociale da combattere insieme.

La vostra generazione sente di raccogliere il testimone di un tema così delicato?

“Assolutamente si, è da noi ragazzi che bisogna partire per arginare il fenomeno, per correggere pregiudizi e atteggiamenti inconsci che sono insiti dentro di noi. Noi giovani siamo nati nel periodo in cui la lotta contro la violenza e le discriminazioni di genere sono diventate una priorità, e siamo cresciuti nell’ottica dell’uguaglianza. Per questo ci capita di rimanere scioccati da quanto la disparità di genere sia forte e ancora parte del presente. Ripongo quindi molta fiducia nella mia generazione, la più sensibilizzata sul fenomeno. Sono convinta che darà la svolta per portare a termine questa battaglia.”