Approfondimenti

Intervista operatori consorzio

L’ANALISI DEL FENOMENO E GLI INTERVENTI DEL GRUPPO DI LAVORO

I dati diffusi dall’Istat ci dicono che nel 2020 le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono aumentate in maniera spropositata. Basta uno sguardo più approfondito per provare ad inquadrare un fenomeno che sicuramente merita un’azione di contrasto il più incisiva possibile: nel periodo della pandemia a fronte di una diminuzione degli omicidi (-35%) si è verificato un contestuale aumento dei femminicidi (+45%) . 

All’interno del gruppo operativo che il Consorzio Intesa ha messo a disposizione del Progetto ARTEMIS sono diverse le professionalità che interagiscono e lavorano a stretto contatto per rispondere alle richieste delle donne che si trovano in difficoltà o che sentono di vivere in una condizione di disagio. 

A loro abbiamo chiesto un’analisi dei servizi di accoglienza e di orientamento.

 

Qual è la formula più usata con cui le donne scelgono di chiedere aiuto?

Psicologa:Sono molteplici i canali che si possono utilizzare per richiedere aiuto in caso di violenza di genere. Il territorio dispone di risorse quali le Forze dell’Ordine, le associazioni di volontariato, i centri antiviolenza, le case rifugio, i gruppi di auto mutuo aiuto etc. Tutte queste realtà messe a disposizione delle donne vittime di violenza interagiscono e cooperano per favorire un maggiore accesso e accoglienza delle utenti, tramite anche l’utilizzo di canali che possano informare i cittadini circa i servizi disponibili: pagine social, locandine, brochure, contatti con le scuole. La prima formula per accedere ai servizi di aiuto è senz’altro la chiamata ad un numero verde dedicato che consente di mettersi in contatto con un operatore specializzato che si occupa del primo incarico. Inoltre si dimostra efficace soprattutto nei piccoli comuni e nei territori periferici, il passaparola, attraverso il quale le donne apprendono informazioni circa il servizio parlandone con parenti, amici e conoscenti”.

Come avviene il primo intervento di sostegno dopo la richiesta da parte della vittima?

Psicologa:Il tipo di intervento in risposta alle richieste della vittima è scelto proprio sulla base della tipologia di richiesta avanzata dall’utente che accede al servizio. Nello specifico, a titolo esemplificativo e non esaustivo, possono verificarsi le seguenti situazioni: accesso presso il pronto soccorso ospedaliero, valutazione del rischio e messa in rete dell’utente con i servizi a disposizione sul territorio; richiesta di aiuto presso i servizi sociali comunali che, a seconda della pericolosità del caso, attivano le risorse territoriali quali centri antiviolenza, forse dell’ordine o immediato inserimento presso struttura protetta; chiamata diretta al numero verde di un centro antiviolenza, alla quale segue un primo colloquio e la presa in carico in termini di sostegno psicologico, consulenza legale, etc.”.

Perché spesso, dopo un primo passo, le vittime decidono di non andare avanti?

Psicologa:Il circuito della violenza di genere comporta la costituzione di un sistema all’interno del quale vittima e carnefice stabiliscono un legame e si ‘abituano’ a coesistere in una realtà dove entrambi, a lungo andare, percepiscono come ‘normalità’ una condizione disfunzionale, di malessere e disagio per il proprio benessere psicofisico e per la crescita dei figli. Nel momento in cui la vittima sceglie di chiedere aiuto, il primo contatto con i servizi è fondamentale in quanto costituisce la finestra all’interno della quale creare un legame di fiducia e affido al professionista che offre aiuto. Molto spesso la vittima non va avanti nel percorso di aiuto e distacco dal circuito di violenza per motivi quali: timore di perdere la tutela dei propri figli, paura di perdere una stabilità economica che le permette di andare avanti pur non avendo un lavoro stabile, senso del dovere e dipendenza nei riguardi del partner, paura di sentirsi incompresa e sola in una condizione di dolore e disagio sociale”.

ll consulente legale cercherà di chiarire alla vittima come e in che tempi arrivare alla denuncia dell’autore dei reati, che succede subito dopo l’avvio della denuncia e come si arriva all’eventuale allontanamento delle vittime.

Che cos’è lo Spazio Lilla?

Psicologa dell’infanzia:Lo spazio Lilla è un luogo protetto dove donne e minori che contattano lo sportello Artemis possono essere accolti dall’equipe di intervento (psicologo, educatore). Lo spazio è allestito con arredi accoglienti e idonei a garantire l’attività del colloquio con le mamme e l’attività di gioco e interazione con i piccoli.”

Quanto influisce la mancanza di un’occupazione nel fenomeno della violenza di genere?

Consulente del lavoro – operatore dello sportello:All’interno delle dinamiche del fenomeno della violenza di genere, la mancanza di un’occupazione lavorativa per la vittima contribuisce all’aumento del sentimento di dipendenza nei riguardi del partner. Nel timore di non riuscire a trovare un’occupazione e di non riuscire a provvedere al benessere dei figli, la donna spesse volte non procede alla richiesta di aiuto presso i servizi territoriali, favorendo il peggioramento delle proprie condizioni e della propria vulnerabilità all’interno della coppia e della famiglia”

Quali sono i passaggi che accompagnano una vittima nell’avvio (o reinserimento) al lavoro?

Consulente del lavoro – operatore dello sportello:La vittima di violenza che accede ai servizi territoriali inizia un percorso individuale di uscita dal circuito della violenza. Il percorso strutturato si costruisce sulla base di un piano di intervento individualizzato che comprende le abilità e competenza dell’utente, i bisogni espressi e inespressi di tipo individuale, familiare e sociale, e lo stabilirsi di obiettivi a breve e lungo termine. All’interno degli obiettivi molto spesso emerge l’esigenza di rintracciare percorsi volti all’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. Certamente le azioni a supporto di quest’obiettivo possono essere: stesura di un CV sulla base delle esperienze formative e lavorative dell’utente; messa in rete con i centri per l’impiego; individuazione di altre abilità possedute dall’utente al fine di promuovere attività di tirocinio, avvio al lavoro, impieghi temporanei o a lungo termine; percorsi professionalizzanti per l’acquisizione di nuove competenze